DEI GIUDICI E DELLE PENE: CORRUZIONE NEL TRIBUNALE FALLIMENTARE

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TG LA 7 la cupola alla Fallimentare di Roma

In cala viola, caso sannino, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Frasca Daniela, Letizia Proietti, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri, natura park, orosei, playa esmeralda on dicembre 30, 2013 at 9:15 pm

Un bel servizio sul Giudice Chiara Schettini, più mafiosa dei mafiosi (parole sue), con gli amici calabri che ti vengono a casa a massacrare di botte se non fai quello che dice.

http://tg.la7.it/cronaca/video-i785826?pmk=tgla7

 

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Corruzione, giudice fallimentare Roma arrestato: l’inchiesta si allarga

In Chiara Schettini, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri on luglio 10, 2013 at 12:57 pm

l Riesame ha negato i domiciliari a Chiara Schettini. L’indagine sulla cricca della Fallimentare, sezione del tribunale che a Roma che come in ogni città è il crocevia giudiziario degli affari sporchi, prosegue su altri nomi

di Rita Di Giovacchino

La giudice Chiara Schettini, accusata di corruzione e peculato, è in carcere a Perugia da oltre 15 giorni. Per otto ore di fila ha accusato i colleghi, ma il Riesame le ha negato i domiciliari. L’unico risultato è che si è allargata l’inchiesta sulla cricca della Fallimentare, sezione del tribunale che a Roma, come in ogni città, è il crocevia giudiziario degli affari sporchi. Una cricca specializzata in sentenze pilotate, aste vinte da persone “giuste”, agganci per dirottare i soldi su conti correnti in Svizzera e a Cipro o acquistare case in ogni parte del mondo. Per l’esattezza quelle riconducibili a Schettini sono otto a Roma, una sui tetti di Parigi, un’altra a Miami, per non dimenticare la villa a Fregene e il rifugio a Madonna di Campiglio. Un patrimonio che va al di là dei 4 milioni e 800 mila euro contestati nell’ordinanza di arresto. Schettini è bionda, elegante, aggressiva, Gli investigatori del Gico, che hanno ascoltato per ore questa signora educata nelle migliore scuole dei Parioli, sono rimasti choccati “dal linguaggio rozzo e scurrile”, dai toni minacciosi: “Guarda, gli ho detto, sono più mafiosa dei mafiosi, ci metto niente a telefonare ai calabresi che prendono il treno, te danno una corcata de botte e se ne vanno”. Dall’altra parte del filo c’è Federico Di Lauro, curatore fallimentare finito in carcere con la bella moglie cinese, il minacciato è invece Piercarlo Rossi, padre del suo secondo figlio, con il quale è ormai in rotta. Anche con il primo, 18 anni, non si sarebbe posta troppi scrupoli. Al momento dell’arresto con un sms gli ordina di far sparire “quello che sa”. Il ragazzo esegue, ma la borsa con 35 mila euro in contanti viene ritrovata.

Erano anni che la procura di Perugia raccoglieva denunce. “Io non ho messo in tasca una lira, c’erano altri sopra di me”, si è difesa con il gip Brutti. Il tappo è saltato e non sarà solo lei a pagare. Vanta sangue calabrese nelle vene: il padre Italo, nel 1979, fu ucciso dalle Br davanti ai suoi occhi. Un anno fa il Csm l’aveva trasferita all’Aquila, per incompatibilità ambientale.

Attorno a lei nuotano pesci grandi e pesci piccoli. Massimo Grisolia, perito in cattive acque, ne è fulgido esempio. Con un fax gli chiese di restituire 15 mila euro, ma avvertì: “Potrei soprassedere ai soldi, ma caro professore mi deve togliere dalle palle il suo amico Massimo… ha chiesto la riapertura di due procedimenti, una rottura senza limiti. gli dica di non insistere perché non domani, né dopo domani ma fra 10 anni io lo ammazzo”. L’amico Massimo è in realtà l’avvocato Vita. Mai ricevuto minacce? “Non da Grisolia, però mi hanno telefonato persone con accento calabrese, consigli…”. Messaggi? “Mi dicevano lasci perdere la vecchietta…” La “vecchietta” è Diana Ottini, un tipo tosto, La giudice le consegnò 500 mila euro stipulando una promessa di vendita posticipata di 10 ann, affinché acquistasse la sua casa dal Comune. Ma venuto il momento lei la casa se l’è tenuta e il Tribunale le ha dato ragione. Non è andata altrettanto bene a Francesca Chiumento, altra cliente dell’avvocato Vita, che da anni si batte per riconquistare il “suo” attico in via Germanico: 170 metri quadri, terrazza su tre livelli, che il padre aveva acquistato dagli eredi di Aldo Fabrizi. La casa finì all’asta, nei salotti romani si parla ancora della polizia arrivata con le camionette. Anche quell’asta porta la firma della Schettini: la famiglia Chiumento era pronta a pagare, a spuntarla fu un medico del Bambin Gesù che offrì 50 mila euro di meno. L’appartamento di via Germanico alla fine fu rivenduto per 1 milione e 800 mila euro a una coppia importante. Lei figlia di un costruttore, che ha tirato su villaggi turistici tra Terracina e Sperlonga, lui avvocato della banca che aveva offerto il mutuo ai legittimi proprietari.

Ed è qui che entra in scena Grisolia, il pesce piccolo. Un anno prima dell’asta, il curatore fallimentare affittò una stanza nello studio dell’avvocato Chiumento, fratello di Francesca: spiava e riferiva. Cosa strana, due giorni prima dell’arresto, la giudice ha chiesto un incontro all’avvocato Vita. Niente minacce stavolta, ma una strana confessione: “Sa, mi dispiace per la sua cliente, io davvero non c’entravo, chi ha prelevato il debito era amico del presidente Severini”. Dice soltanto: “Ero una pedina”.

Minacce al testimone, arrestata giudice della Fallimentare

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NON aveva mai mandato giù il provvedimento con cui il Csm l’ aveva sanzionata trasferendola al tribunale civile dell’ Aquila e togliendole sei mesi di anzianità. Per questo aveva tentato in ogni modo di convincere l’ avvocato Gianfranco Torino, autore della denuncia per falso che aveva determinato il trasferimento, a ritrattare. Fino a mandargli a studio, lo scorso marzo, un uomo con accento slavo per minacciarlo e indurlo a sottoscrivere la revisione della testimonianza. Da ieri Chiara Schettini, ex giudice del tribunale fallimentare di Roma indagata a Perugia per peculato, corruzione e falso ideologico e materiale per aver pilotato alcune sentenze, è reclusa a Rebbibia. A far scattare le manette, su richiesta dei magistrati umbri, sono state proprio le intimidazioni a Torino, per le quali adesso il giudice è accusato pure di violenza e minaccia. Il tutto, scrive il gip di Perugia Lidia Brutti, «al fine di ottenere l’ impunità». L’ arresto è stato eseguito dai finanzieri del comando provinciale di Perugia che, insieme al pm Manuela Commodi, hanno anche perquisito l’ abitazione del magistrato in via Bruxelles, a Roma. L’ indagine nasce da quella romana che ha portato all’ arresto di 14 membri della «cricca» di avvocati e commercialisti che, grazie alla complicità di alcuni giudici, è riuscita a ottenere «provvedimenti pilotati» e consulenze d’ oro su decine di ricchi fallimenti. Nel registro degli indagati di Perugia, oltre a Schettini e all’ ex presidente di sezione Fausto Severini (accusato di peculato e falso ideologico), ci sono altri 14 nomi, gli stessi già coinvolti nell’ inchiesta romana, tra cui il commercialista Piercarlo Rossi, ex compagno e padre del figlio di Schettini. Ieri il gip umbro ha disposto una nuova misura in carcere per quattro di loro e i domiciliari per altri nove. Quanto a Schettini, difesa dagli avvocati Carlo Arnulfo e Giovanni Dean, c’ è il pericolo che reiteri i reati anche a L’ Aquila e inquini le prove. Il gip cita le minacce all’ avvocato Torino e una mail a Rossi, con «veri e propri avvertimenti». Schettini sostiene che le minacce a Torino nascano da un malinteso. Gli intermediari a cui si era rivolta per convincerlo a ritrattare le avrebbero fatto credere che l’ avvocato (in realtà ignaro) chiedeva 15 mila euro. Soldi intascati in realtà da loro. Da qui le minacce di Schettini al legale in una lettera a uno degli intermediari dopo il rifiuto di Torino di ritrattare.
DOMENICO LUSI
13 giugno 2013 12     sez. ROMA

Cinque milioni di tangenti al giudice della Fallimentare

In calaviola, Chiara Schettini, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, Frasca Daniela, Letizia Proietti, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri, natura park, orosei, playa esmeralda on luglio 3, 2013 at 7:28 am

AVEVA una vera passione per le case Chiara Schettini, il giudice della Fallimentare finito in manette con l’accusa di peculato, corruzione, e minacce per aver pilotato sentenze e intimidito un testimone.
Fin qui le indagini della procura di Perugia hanno stabilito che il giudice si sarebbe appropriato di almeno 4,8 milioni provenienti da tre fallimenti (Domitia Hospital srl, Tecnoconsult srl e Pasqualini spa) finiti nel mirino della cricca di avvocati e commercialisti che per anni avrebbe ottenuto, grazie a Schettini, consulenze d’oro e liquidazioni a creditori fittizi. Gli investigatori sospettano che parte del “bottino” sia stata investita in quattro immobili: due a Roma, uno Fregene e uno a Madonna di Campiglio. Il dato emerge dall’ordinanza di arresto di Schettini. Dalle indagini, scrive il gip Lidia Brutti, è emerso che Schettini, insieme al commercialista (indagato) Piercarlo Rossi, ex compagnoe padre del figlio del magistrato, trattò l’acquisto di un appartamento in via del Colosseo. Pagato con 650 mila euro «transitati estero su estero, girati da De Vittori (Federico, fiduciario di Lugano indagato a Roma, ndr) e rinvenuti dal credito ceduto dall’inesistente Baldi alla Allegra Investment» di De Vittori. Più altri 370 mila euro in assegni circolari liquidati per il fallimento Domitia Hospital. Secondo il gip l’interesse di Schettini per la casa si spiega con il fatto che era già la proprietaria di fatto di appartamento all’interno 7, adiacente a quello oggetto della trattativa. Il giudice lo acquistò per 183 mila euro da un ente del comune, facendo comparire come proprietaria l’affittuaria.
Ad ammettere, indirettamente, la proprietà delle due case è la stessa Schettini. Da alcune intercettazioni emerge che fu lei a pagare, lo scorso dicembre, l’Imu, attraverso una terza persona («Guarda, paghi tu, poi passi da me, ok?»). Schettini parla anche dell’Imu per due abitazioni a Fregene e Madonna di Campiglio, entrambe formalmente intestate a due società oggetto di un mandato fiduciario conferito da Rossi alla Selfid spa sequestrato dalla magistratura. Al telefono Schettini si dice preoccupata per il sequestro, dal momento che i due immobili sono suoi. Nelle carte c’è anche una lunga lista di regali ricevuti dal commercialista Federico Di Lauro, curatore del fallimento Pasqualini, tra cui una vacanza in barca in Sardegna. E un gommone da 60-70 mila euro che Schettini provò ad acquistare garantendo al proprietario «un ricco incarico in una procedura fallimentare».
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DOMENICO LUSI
14 giugno 2013 19     sez. ROMA

Le Minacce del Giudice “Io giudice, più mafiosa dei mafiosi”

In cala viola, calaviola, caso sannino, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Frasca Daniela, Letizia Proietti, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri, natura park, orosei, playa esmeralda on giugno 14, 2013 at 10:17 am

Chiara Schettini, ex giudice fallimentare del Tribunale di Roma, arrestata per corruzione e peculato.

Giusto per ripristinare i rapporti di forza: «Cioè di fronte a certi atteggiamenti io divento più mafiosa dei mafiosi». E ancora, sempre al telefono con uno dei «suoi» curatori fallimentari (Federico Di Lauro): «Gli ho detto (riferendosi al suo compagno Piercarlo Rossi, ndr ) guarda, io ci metto un attimo a telefonare a dei miei amici calabri che prendono il treno, vengono, te danno una corcata de botte e se ne ripartono». Così parlava Chiara Schettini, l’ex giudice fallimentare del Tribunale di Roma, arrestata per peculato, ricordando di volta in volta ai suoi interlocutori che il giudice era lei.

Che lei, una volta informata, era in grado di risolvere i problemi. Nelle sue vene, sottolinea spesso sforzandosi di prevalere sui suoi interlocutori, c’è sangue «calabrese». Di buona famiglia, cresciuta ai Parioli, ottimi studi, curriculum prestigioso, conversazione colta, eppure Chiara Schettini, è la stessa donna che, con brutale determinazione, firma e spedisce un fax di incontrovertibili minacce nei confronti di uno degli avvocati che l’aveva denunciata ai magistrati di Perugia. Fax peraltro indirizzato a un personaggio controverso, Massimo Grisolia, ingaggiato in prima battuta per convincere un testimone a ritrattare accuse contro di lei.

Il tribunale fallimentare di Roma (foto Proto)Il tribunale fallimentare di Roma (foto Proto)

Nel documento, trasmesso ai primi del 2013, si legge: «Ho riflettuto sul fatto che potrei soprassedere alla richiesta restitutoria (15mila euro utilizzati da Grisolia , ndr ) ma lei caro professore mi deve togliere dalle palle il suo amico Massimo (l’avvocato Vita, ndr ); ho saputo che ha richiesto la riapertura di due procedimenti ovviamente da lui stesso promossi e conclusi con conferma di archiviazione…. È veramente una rottura senza limiti… Lei deve far capire al suo amico che è meglio che non insista perché non domani, nè magari dopo domani ma anche fra dieci anni io lo ammazzo».

Pochi dubbi quindi che sui risarcimenti pilotati al fallimentare (dove buone e consolidate relazioni possono tuttora aprire molte porte) tra gli anni 2004 e 2008 – tutte procedure approfondite dagli investigatori coordinati da Nello Rossi – la Schettini avesse un ruolo determinante.
Tra i frutti delle perquisizioni eseguite mercoledì, con l’arresto della Schettini, l’affiorare di ulteriore documentazione che proverebbe il coinvolgimento di Grisolia, una sorta di «faccendiere» secondo gli investigatori di Perugia, nelle vicende della giudice. L’interrogatorio di garanzia è previsto per venerdì. La Schettini, assistita da Carlo Arnulfo e Giovanni Dean nega ogni addebito e risponderà alle domande del pm Manuela Comodi.

Ilaria Sacchettoni
isacchettoni@rcs.it

14 giugno 2013 | 10:46

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Chiara Schettini, ex giudice fallimentare di Roma arrestata. “Sentenze pilotate”

In cala viola, calaviola, caso sannino, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Frasca Daniela, Letizia Proietti, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri, natura park on giugno 14, 2013 at 10:09 am

PERUGIA – Chiara Schettini, ex giudice fallimentare del Tribunale Roma, è stata arrestata mercoledì mattina su disposizione della Procura di Perugia. Il provvedimento sarebbe legato alla sua attività professionale nella Capitale.

Il giudice, nel frattempo trasferito ad altra sede, è stato raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Perquisizioni sarebbero ora in corso da parte dei magistrati perugini a Roma.

La giudice è accusata dai pm di Perugia di essere coinvolta in una “cricca di avvocati e commercialisti che imperversava alla Fallimentare di Roma”. Insieme a lei, iscritti sul registro degli indagati ci sono anche il presidente della sezione che ha adottato la maggior parte delle sentenze finite sotto inchiesta, Fausto Severini, e il giudice a latere Nicola Pannullo.

Il nome della giudice Schettini era balzato agli onori delle cronache alcuni anni fa in merito alla controversa sentenza, da lei firmata, che diede momentaneamente il via libera all’utero in affitto per una donna che non riusciva ad avere figli.

La cricca dei curatori fallimentari, sarebbe secondo l’accusa, di una serie di sentenze pilotate che attraverso la redazione di documenti falsi e scritture notarili con firme “taroccate”, avrebbero lasciato confluire quantità ingenti di denaro su conti correnti bancari in Svizzera e a Cipro, per poi sparire nei paradisi fiscali.