Ottenere denaro mettendo in piedi fallimenti illegali: è con questa accusa che una serie di curatori fallimentari, avvocati, commercialisti e anche un giudice sono finiti nel registro degli indagati. Il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Roma, Chiara Schettini è stata anche rinviata a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Perugia: su di lei pesano le accuse di peculato, corruzione, falso e minacce.

I fallimenti illegali sarebbero stati almeno quattro, tutti organizzati per appropriarsi indebitamente del denaro che sarebbero servito per pagare i debitori. E la fetta di denaro che se ne sarebbe ricavato si aggirerebbe intorno ai cinque milioni e mezzo di euro. In quattro procedure di fallimenti illegali la Schettini avrebbe rivestito il ruolo di giudice delegato mentre in altri due casi avrebbe cercato soltanto di riuscire ad accaparrarsi le somme provenienti dai fallimenti, non riuscendoci a causa dell’incapienza del passivo fallimentare.

Oltre al giudice Schettini, il tribunale di Perugia avrebbe rinviato a giudizio altre sedici persone. Fra questi spiccherebbe in particolar modo Federico Di Lauro, curatore fallimentare che avrebbe dato alla Schettini una serie di riconoscimenti, a ricompensa per la nomina a curatore fallimentare.

Secondo quando ricostruito dagli inquirenti, il giudice procedeva con la nomina dei curatori fallimentari e con l’aiuto degli avvocati venivano quindi redatti atti falsi di insinuazione al passivo, la maggior parte dei quali di persone del tutto inesistenti. In questo modo si creavano i crediti fittizi che successivamente veniva riscossi e spartiti fra tutti i coinvolti.

I quattro fallimenti illegali  finiti sotto il mirino degli inquirenti sarebbero stati quello della Pasqualini spa (tre milioni di euro), Tecnoconsult (un milione di euro), Domitia Hospital (settecentosettanta mila euro) e Impresa Molinari (ottocentosessanta mila euro).