DEI GIUDICI E DELLE PENE: CORRUZIONE NEL TRIBUNALE FALLIMENTARE

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Corruzione, giudice fallimentare Roma arrestato: l’inchiesta si allarga

In Chiara Schettini, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri on luglio 10, 2013 at 12:57 pm

l Riesame ha negato i domiciliari a Chiara Schettini. L’indagine sulla cricca della Fallimentare, sezione del tribunale che a Roma che come in ogni città è il crocevia giudiziario degli affari sporchi, prosegue su altri nomi

di Rita Di Giovacchino

La giudice Chiara Schettini, accusata di corruzione e peculato, è in carcere a Perugia da oltre 15 giorni. Per otto ore di fila ha accusato i colleghi, ma il Riesame le ha negato i domiciliari. L’unico risultato è che si è allargata l’inchiesta sulla cricca della Fallimentare, sezione del tribunale che a Roma, come in ogni città, è il crocevia giudiziario degli affari sporchi. Una cricca specializzata in sentenze pilotate, aste vinte da persone “giuste”, agganci per dirottare i soldi su conti correnti in Svizzera e a Cipro o acquistare case in ogni parte del mondo. Per l’esattezza quelle riconducibili a Schettini sono otto a Roma, una sui tetti di Parigi, un’altra a Miami, per non dimenticare la villa a Fregene e il rifugio a Madonna di Campiglio. Un patrimonio che va al di là dei 4 milioni e 800 mila euro contestati nell’ordinanza di arresto. Schettini è bionda, elegante, aggressiva, Gli investigatori del Gico, che hanno ascoltato per ore questa signora educata nelle migliore scuole dei Parioli, sono rimasti choccati “dal linguaggio rozzo e scurrile”, dai toni minacciosi: “Guarda, gli ho detto, sono più mafiosa dei mafiosi, ci metto niente a telefonare ai calabresi che prendono il treno, te danno una corcata de botte e se ne vanno”. Dall’altra parte del filo c’è Federico Di Lauro, curatore fallimentare finito in carcere con la bella moglie cinese, il minacciato è invece Piercarlo Rossi, padre del suo secondo figlio, con il quale è ormai in rotta. Anche con il primo, 18 anni, non si sarebbe posta troppi scrupoli. Al momento dell’arresto con un sms gli ordina di far sparire “quello che sa”. Il ragazzo esegue, ma la borsa con 35 mila euro in contanti viene ritrovata.

Erano anni che la procura di Perugia raccoglieva denunce. “Io non ho messo in tasca una lira, c’erano altri sopra di me”, si è difesa con il gip Brutti. Il tappo è saltato e non sarà solo lei a pagare. Vanta sangue calabrese nelle vene: il padre Italo, nel 1979, fu ucciso dalle Br davanti ai suoi occhi. Un anno fa il Csm l’aveva trasferita all’Aquila, per incompatibilità ambientale.

Attorno a lei nuotano pesci grandi e pesci piccoli. Massimo Grisolia, perito in cattive acque, ne è fulgido esempio. Con un fax gli chiese di restituire 15 mila euro, ma avvertì: “Potrei soprassedere ai soldi, ma caro professore mi deve togliere dalle palle il suo amico Massimo… ha chiesto la riapertura di due procedimenti, una rottura senza limiti. gli dica di non insistere perché non domani, né dopo domani ma fra 10 anni io lo ammazzo”. L’amico Massimo è in realtà l’avvocato Vita. Mai ricevuto minacce? “Non da Grisolia, però mi hanno telefonato persone con accento calabrese, consigli…”. Messaggi? “Mi dicevano lasci perdere la vecchietta…” La “vecchietta” è Diana Ottini, un tipo tosto, La giudice le consegnò 500 mila euro stipulando una promessa di vendita posticipata di 10 ann, affinché acquistasse la sua casa dal Comune. Ma venuto il momento lei la casa se l’è tenuta e il Tribunale le ha dato ragione. Non è andata altrettanto bene a Francesca Chiumento, altra cliente dell’avvocato Vita, che da anni si batte per riconquistare il “suo” attico in via Germanico: 170 metri quadri, terrazza su tre livelli, che il padre aveva acquistato dagli eredi di Aldo Fabrizi. La casa finì all’asta, nei salotti romani si parla ancora della polizia arrivata con le camionette. Anche quell’asta porta la firma della Schettini: la famiglia Chiumento era pronta a pagare, a spuntarla fu un medico del Bambin Gesù che offrì 50 mila euro di meno. L’appartamento di via Germanico alla fine fu rivenduto per 1 milione e 800 mila euro a una coppia importante. Lei figlia di un costruttore, che ha tirato su villaggi turistici tra Terracina e Sperlonga, lui avvocato della banca che aveva offerto il mutuo ai legittimi proprietari.

Ed è qui che entra in scena Grisolia, il pesce piccolo. Un anno prima dell’asta, il curatore fallimentare affittò una stanza nello studio dell’avvocato Chiumento, fratello di Francesca: spiava e riferiva. Cosa strana, due giorni prima dell’arresto, la giudice ha chiesto un incontro all’avvocato Vita. Niente minacce stavolta, ma una strana confessione: “Sa, mi dispiace per la sua cliente, io davvero non c’entravo, chi ha prelevato il debito era amico del presidente Severini”. Dice soltanto: “Ero una pedina”.

Grisolia (faccendiere di Schettini) sul fallimento faac.

In Chiara Schettini, Fallimentare di Roma, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia on luglio 10, 2013 at 12:52 pm

Cardinali in lotta sull’eredità Faac

di Massimo Selleri

Bologna, 6 luglio 2013 – E’ IL CARDINALE Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura degli affari economici della santa Sede, ad avere fatto pressioni sulla curia bolognese per accettare un accordo che spegnesse le iniziative legali dei parenti di Michelangelo Manini. L’obiettivo di questi ultimi è di invalidare i tre testamenti olografi in cui l’azionista di maggioranza della Faac lasciava tutti i suoi averi all’Arcidiocesi di Bologna.

MA QUELLI di monsignor Versaldi non sono stati gli unici tentativi. Nell’ultima assemblea della Cei che si è tenuta a Roma dal 20 al 24 maggio, il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’amministrazione della sede apostolica, ha consegnato a Caffarra una busta pur non conoscendone il contenuto. All’interno vi era un promemoria scritto e non firmato su carta intestata dello studio del commercialista romano Massimo Grisolia, in cui si delineavano i capisaldi di un nuovo accordo: dare ai parenti il 20 per cento di tutto il patrimonio (circa 300 milioni). Il 50 per cento di questa somma, 150 milioni, sarebbe stato devoluto dai parenti stessi ad una missione del patriarcato di Gerusalemme in Giordania. Interpellato, il patriarca ha comunicato di saperne nulla.

All’interno dell’inchiesta per falso sui tre testamenti, i pm Valter Giovannini, procuratore aggiunto, e Massimiliano Rossi, hanno disposto il sequestro di un corposo fascicolo riguardante la Faac e ritrovato negli uffici di Grisolia a Roma. Dell’esistenza di questo plico la procura di Bologna è venuta a conoscenza grazie agli atti di un’altra inchiesta portata avanti dalla procura di Perugia e che riguarda alcune presunte irregolarità nelle procedure fallimentari del giudice Chiara Schettini in servizio al tribunale dell’Aquila. Grisolia non è indagato dalla procura di Bologna, ma è considerato persona informata dei fatti.

«IL RISVOLTO giudiziario che sta acquisendo la vicenda, è l’ulteriore conferma che abbiamo fatto bene a non accettare accordi». Questa la posizione di via Altabella al termine della giornata di ieri, con la curia che ora attende di conoscere l’esito dell’incidente probatorio sui tre testamenti olografi per verificare la loro autenticità. L’esame inizierà il 2 agosto, con il consulente dei Ris di Parma, maresciallo Vito Matranga, che si è preso 60 giorni per depositare le sue conclusioni

 

di Massimo Selleri

 

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Minacce al testimone, arrestata giudice della Fallimentare

In cala viola, calaviola, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Frasca Daniela, Letizia Proietti, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri, natura park, orosei, playa esmeralda on luglio 3, 2013 at 7:33 am

NON aveva mai mandato giù il provvedimento con cui il Csm l’ aveva sanzionata trasferendola al tribunale civile dell’ Aquila e togliendole sei mesi di anzianità. Per questo aveva tentato in ogni modo di convincere l’ avvocato Gianfranco Torino, autore della denuncia per falso che aveva determinato il trasferimento, a ritrattare. Fino a mandargli a studio, lo scorso marzo, un uomo con accento slavo per minacciarlo e indurlo a sottoscrivere la revisione della testimonianza. Da ieri Chiara Schettini, ex giudice del tribunale fallimentare di Roma indagata a Perugia per peculato, corruzione e falso ideologico e materiale per aver pilotato alcune sentenze, è reclusa a Rebbibia. A far scattare le manette, su richiesta dei magistrati umbri, sono state proprio le intimidazioni a Torino, per le quali adesso il giudice è accusato pure di violenza e minaccia. Il tutto, scrive il gip di Perugia Lidia Brutti, «al fine di ottenere l’ impunità». L’ arresto è stato eseguito dai finanzieri del comando provinciale di Perugia che, insieme al pm Manuela Commodi, hanno anche perquisito l’ abitazione del magistrato in via Bruxelles, a Roma. L’ indagine nasce da quella romana che ha portato all’ arresto di 14 membri della «cricca» di avvocati e commercialisti che, grazie alla complicità di alcuni giudici, è riuscita a ottenere «provvedimenti pilotati» e consulenze d’ oro su decine di ricchi fallimenti. Nel registro degli indagati di Perugia, oltre a Schettini e all’ ex presidente di sezione Fausto Severini (accusato di peculato e falso ideologico), ci sono altri 14 nomi, gli stessi già coinvolti nell’ inchiesta romana, tra cui il commercialista Piercarlo Rossi, ex compagno e padre del figlio di Schettini. Ieri il gip umbro ha disposto una nuova misura in carcere per quattro di loro e i domiciliari per altri nove. Quanto a Schettini, difesa dagli avvocati Carlo Arnulfo e Giovanni Dean, c’ è il pericolo che reiteri i reati anche a L’ Aquila e inquini le prove. Il gip cita le minacce all’ avvocato Torino e una mail a Rossi, con «veri e propri avvertimenti». Schettini sostiene che le minacce a Torino nascano da un malinteso. Gli intermediari a cui si era rivolta per convincerlo a ritrattare le avrebbero fatto credere che l’ avvocato (in realtà ignaro) chiedeva 15 mila euro. Soldi intascati in realtà da loro. Da qui le minacce di Schettini al legale in una lettera a uno degli intermediari dopo il rifiuto di Torino di ritrattare.
DOMENICO LUSI
13 giugno 2013 12     sez. ROMA

Cinque milioni di tangenti al giudice della Fallimentare

In calaviola, Chiara Schettini, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, Frasca Daniela, Letizia Proietti, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri, natura park, orosei, playa esmeralda on luglio 3, 2013 at 7:28 am

AVEVA una vera passione per le case Chiara Schettini, il giudice della Fallimentare finito in manette con l’accusa di peculato, corruzione, e minacce per aver pilotato sentenze e intimidito un testimone.
Fin qui le indagini della procura di Perugia hanno stabilito che il giudice si sarebbe appropriato di almeno 4,8 milioni provenienti da tre fallimenti (Domitia Hospital srl, Tecnoconsult srl e Pasqualini spa) finiti nel mirino della cricca di avvocati e commercialisti che per anni avrebbe ottenuto, grazie a Schettini, consulenze d’oro e liquidazioni a creditori fittizi. Gli investigatori sospettano che parte del “bottino” sia stata investita in quattro immobili: due a Roma, uno Fregene e uno a Madonna di Campiglio. Il dato emerge dall’ordinanza di arresto di Schettini. Dalle indagini, scrive il gip Lidia Brutti, è emerso che Schettini, insieme al commercialista (indagato) Piercarlo Rossi, ex compagnoe padre del figlio del magistrato, trattò l’acquisto di un appartamento in via del Colosseo. Pagato con 650 mila euro «transitati estero su estero, girati da De Vittori (Federico, fiduciario di Lugano indagato a Roma, ndr) e rinvenuti dal credito ceduto dall’inesistente Baldi alla Allegra Investment» di De Vittori. Più altri 370 mila euro in assegni circolari liquidati per il fallimento Domitia Hospital. Secondo il gip l’interesse di Schettini per la casa si spiega con il fatto che era già la proprietaria di fatto di appartamento all’interno 7, adiacente a quello oggetto della trattativa. Il giudice lo acquistò per 183 mila euro da un ente del comune, facendo comparire come proprietaria l’affittuaria.
Ad ammettere, indirettamente, la proprietà delle due case è la stessa Schettini. Da alcune intercettazioni emerge che fu lei a pagare, lo scorso dicembre, l’Imu, attraverso una terza persona («Guarda, paghi tu, poi passi da me, ok?»). Schettini parla anche dell’Imu per due abitazioni a Fregene e Madonna di Campiglio, entrambe formalmente intestate a due società oggetto di un mandato fiduciario conferito da Rossi alla Selfid spa sequestrato dalla magistratura. Al telefono Schettini si dice preoccupata per il sequestro, dal momento che i due immobili sono suoi. Nelle carte c’è anche una lunga lista di regali ricevuti dal commercialista Federico Di Lauro, curatore del fallimento Pasqualini, tra cui una vacanza in barca in Sardegna. E un gommone da 60-70 mila euro che Schettini provò ad acquistare garantendo al proprietario «un ricco incarico in una procedura fallimentare».
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DOMENICO LUSI
14 giugno 2013 19     sez. ROMA