DEI GIUDICI E DELLE PENE: CORRUZIONE NEL TRIBUNALE FALLIMENTARE

Truffe sui fallimenti Gli interrogatori inguaiano la giudice

In cala viola, calaviola, caso sannino, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Frasca Daniela, Letizia Proietti, natura park, orosei, playa esmeralda on febbraio 19, 2013 at 12:36 pm

L’inchiesta Nel mirino anche le «parcelle d’oro» ai periti

Pressioni della Schettini sui colleghi Accuse Durante le deposizioni sono emersi sette episodi di abuso d’ufficio da approfondire legate alle decisioni prese dal collegio in seguito ai «condizionamenti»

Quando il meccanismo si inceppava, quando il via libera alla liquidazione dei falsi creditori incontrava ostacoli, allora Chiara Schettini faceva pesare il suo parere di giudice delegato sui colleghi del collegio della Fallimentare. È accaduto sette volte nei tre procedimenti sotto accusa. E cioè quei fallimenti delle «Pasqualini» s.p.a, «Tecnoconsult» s.r.l e «Domitia Hospital» sui quali il pm Stefano Fava ha indagato e che la settimana scorsa hanno portato all’arresto di 14 persone. In quei sette casi i presunti crediti ? alcuni dei quali vantati da imprese semplicemente inventate ? ebbero comunque il via libera. La Schettini cioè avrebbe impiegato la sua autorevolezza per orientare i colleghi a vantaggio di Federico Di Lauro e soci. Ma anche a beneficio di Piercarlo Rossi, suo marito, difeso dall’avvocato Carlo Marchiolo. Dagli interrogatori di garanzia emergerebbero una serie di abusi d’ufficio commessi in primis dalla Schettini. Irregolarità nel pagamento di compensi (alcuni milionari, ben oltre i limiti prescritti dalla normativa) assegnati dalla stessa giudice ad alcuni consulenti. Pagamenti ricostruiti nell’indagine coordinata dall’aggiunto Nello Rossi. Gli interrogatori hanno anche confermato l’esistenza di relazioni amichevoli tra la Schettini (sospesa dal Fallimentare nel 2011, lavora in un’altra sezione del tribunale) e gli indagati. Vantando falsi crediti nei confronti di società in chiusura, un gruppo di colletti bianchi guadagnava dai fallimenti istruiti presso il Tribunale civile. La Procura ha contestato i reati di peculato (i curatori sono pubblici ufficiali), falso e riciclaggio. Ma la parte forse più delicata dell’inchiesta riguarda proprio il ruolo giocato dai magistrati del fallimentare. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Roberto Saulino aveva evidenziato l’esigenza di approfondirne l’operato, parlando di «atteggiamento disinvolto e dolosamente compiacente» dei magistrati del fallimentare. isacchettoni@rcs.itRIPRODUZIONE RISERVATA

Sacchettoni Ilaria

Pagina 06
(13 dicembre 2012) – Corriere della Sera

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