DEI GIUDICI E DELLE PENE: CORRUZIONE NEL TRIBUNALE FALLIMENTARE

Aperte tre inchieste sul Tribunale fallimentare

In corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati on luglio 29, 2009 at 9:57 pm

Lunedì 26 Maggio 2003

Cinque indagati dalla magistratura perugina nell’indagine sugli uffici di viale Giulio

Cesare. Ora si aggiungono i fascicoli della procura di Roma e dell’ispettorato del

Ministero

Aperte tre inchieste sul Tribunale fallimentare

Numerosi i filoni: soldi dei creditori “dirottati” altrove e beni dei falliti

deprezzati per venderli ad amici

di ROSANNA SANTORO

Una brutta storia getta pesanti ombre sulla gestione della sezione fallimentare

del Tribunale di Roma. È al centro di tre inchieste: della procura di Roma, di

quella di Perugia e dell’ispettorato del ministero della Giustizia. Che vogliono tutti

chiarire se a viale Giulio Cesare giudici, cancellieri, avvocati, commercialisti, ma

anche geometri e ragionieri, abbiano fatto sparire miliardi di vecchie lire,

caricando i costi delle curatele fallimentari. Come nel caso di un “collaboratore”

di un avvocato curatore di un fallimento, che non si sa bene quali compiti

svolgesse, ma che prendeva 5 mila euro al mese per l’opera prestata per

seguire la pratica fallimentare. Tutti soldi, secondo l’accusa, sottratti ai veri

destinatari: i creditori. In altri casi sarebbero stati sottovalutati nelle perizie i beni

delle società fallite, per poi farli comperare all’asta ad un ottimo prezzo a qualche

amico, se non addirittura ad un’altra società della persona andata in bancarotta.

Ancora. Alcuni fallimenti sarebbero stati pilotati su Roma per due ragioni: le

società si sarebbero trasferite da altre città nella Capitale per evitare l’accusa di

bancarotta fraudolenta e in cambio in Tribunale sarebbero state assegnate le

curatele di quei fallimenti ai soliti amici.

L’inchiesta penale più a buon punto, iniziata lo scorso anno, è quella del pm

perugino Sergio Sottani, competente a indagare sui giudici romani, che avrebbe

già iscritto nel registro degli indagati almeno cinque persone: un giudice di viale

Giulio Cesare, due commercialisti e due avvocati. E il pm ha anche ordinato una

perizia contabile per verificare se, come sospetta, dalle gestioni dei fascicoli dei

fallimenti sarebbero “scivolati” qualcosa come 200 miliardi di vecchie lire finiti in

tasche diverse da quelle dei creditori. I reati ipotizzati dal pm, a seconda delle

posizioni, sarebbero abuso d’ufficio, falso e peculato, il più grave. La sua

indagine nasce dagli esposti di una manciata di avvocati civilisti romani, inferociti

perché non venivano mai chiamati a fare i curatori fallimentari dal Tribunale. O,

peggio, improvvisamente rimossi dal loro incarico di curatori, secondo loro senza

motivo, senza che avessero commesso un qualche errore. Gli esposti erano

arrivati nel 2002 sia alla procura di Roma, che li ha subito trasmessi a Perugia

visto appunto il possibile coinvolgimento di magistrati capitolini, che al ministero.

Nel settembre scorso gli 007 del capo dell’ispettorato di via Arenula, Giovanni

Schiavon, hanno fatto controlli durati mesi alla sezione fallimentare. Ne è venuta

fuori una corposa relazione, che è da due mesi sulla scrivania del ministro

Roberto Castelli. Le 370 pagine si concludono con la proposta di Schiavon al

Guardasigilli di esercitare l’azione disciplinare nei confronti di sei magistrati: i

due presidenti della sezione fallimentare Giovanni Briasco e Anacleto Grimaldi, i

giudici Pierluigi Baccarini, Pierluigi Bonato, Raffaello Capozzi e Vincenzo

Vitalone. E per i primi due Schiavon sollecita anche la richiesta di apertura al

Csm di una pratica per il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale,

per «violazione continua dei criteri di assegnazione» delle curatele fallimentari.

Ma, in attesa delle decisioni del ministro, già oggi il consigliere laico di Palazzo

dei Marescialli Nicola Buccico, della Casa delle libertà, chiederà in Commissione

l’apertura della pratica per il trasferimento d’ufficio dei magistrati coinvolti.

Briasco (vedi riquadro) nega di avere fatto la benché minima scorrettezza.

Anche sulla vicenda del figlio Matteo, che, come sottolineano gli ispettori, fa

Ma, in attesa delle decisioni del ministro, già oggi il consigliere laico di Palazzo

dei Marescialli Nicola Buccico, della Casa delle libertà, chiederà in Commissione

l’apertura della pratica per il trasferimento d’ufficio dei magistrati coinvolti.

Briasco (vedi riquadro) nega di avere fatto la benché minima scorrettezza.

Anche sulla vicenda del figlio Matteo, che, come sottolineano gli ispettori, fa

l’avvocato nello studio romano del civilista Corrado De Martini, cui sono state

affidate molte curatele dalla sezione fallimentare.

Intanto a piazzale Clodio il procuratore aggiunto Achille Toro continua a fare

accertamenti su 40 fallimenti sospetti e su una quindicina di persone tra avvocati

e commercialisti che avrebbero avuto l’assegnazione di un numero record di

curatele, elencati anche nella relazione di Schiavon, che è stata trasmessa alla

procura di Roma e a quella di Perugia. E nei prossimi giorni Toro e Sottani si

parleranno per evitare una duplicazione dell’indagine, per stabilire se ci siano

episodi che non riguardano giudici romani, ma appunto solo avvocati,

commercialisti, cancellieri e impiegati. In questo caso le inchieste continueranno

ad essere due. Nel caso contrario tutto andrà nel capoluogo umbro.

(tratto da: http://conafi-assocond.textdriven.com/wp-content/uploads/2007/03/inchiestaroma.pdf)

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  1. Salve a tutti. Credo che il titolo di questo Blog debba ampliarsi e divenire FallimentareItalia. Credo conosciate il caso di un Giudice Delegato del tribunale Fallimentare di Milano che è stato denunciato da altri giudici dello stesso tribunale e caso strano il Giudice Delegato in questione è una donna. Ma questa “stranezza”, quella cioè di trovare Giudici Delegati Donne coinvolti in abusi d’atti d’ufficio, falso etc non è limitata al caso del Tribunale Fallimentare di Milano e di Roma perché a questi si deve aggiungere il Tribunale Fallimentare di Velletri (Rm). Sto lottando contro questo Tribunale da ben 18 anni. Ho presentato denuncia-querela alla Procura di Velletri ma hanno archiviato il caso. Ho presentato una querela alla Procura di Perugia in data 30-12-2008 ed il 3 gennaio 2009 c’è stata una iscrizione sul registro degli indagati contro ignoti, seguita da una iscrizione, in data marzo 2009, nei confronti del Giudice Delegato, del Curatore Fallimentare, del CTU, di un notaio, del consiglio d’amministrazione di una banca, etc. A questa iscrizione, però, a quanto mi risulta, non è seguito alcun invio di avviso di garanzia. Il Giudice delegato, il Curatore ed altri hanno continuato a perpretrare illeciti nei miei confronti sino a giungere a bocciare illegalmente una proposta di concordato. Uno dei membri il Comitato dei Creditori, un avvocato loro amico, ha espresso parere negativo per nome e per conto di una banca che non era stata nemmeno interpellata dallo stesso avvocato. Ho contattato personalmente questa banca e ricevuto dal loro ufficio legale una dichiarazione che io non risultavo nemmemo dai loro archivi. Sono stata contattata da un funzionario dell’ufficio contenzioso che mi ha chiesto il nome ed il numero di telefono e fax si questo avvocato perché non lo conoscevano, Ho ricavuto dalla stassa banca raccomandata in cui la banca da parere favorevole al concordato. Nonostante ciò la procedura di vendita dei miei immobili è reiniziata. Nonostante la bocciatura della proposta di concordato sia viziata da un falso in atto pubblico. Ho presentato ricorso civile al Tribunale di Velletri ma fuori termine, in quanto un grande avvocato di PERUGIA SI è FATTO SCADERE I TERMINI AVVISANDOMI PER E-MAIL DOPO 9 GIORNI.
    Ho Presentato una querela alla Procura di Perugia di ben 20 pagine e molti allegati, chiedendo di poter ravvisare oltre l’abuso d’ufficio anche il falso in atto pubblico e persone in concorso di reato, Nonché il sequestro degli atti del Fallimento e la sospensione dell’asta.
    L’asta ci sarà prima della fine del mese e niente ad oggi si è mosso.
    Sono disponibile alla pubblicazione del mio caso se ciò può interessare nonché ala pubblicazione dei nomi delle persone iscritte nel registro degli indagati alla data di marzo 2009.
    Il problema vero è che la Magistratura non si muove velocemente ed alacramente contro i propri membri. Non applica il consiglio di un certo Gesù detto il Cristo, dal cui nome deriva la religione Cristiana, Religione basata sui principi e concetti Cristici, Religione di Stato Religione dei nostri giudici, politici etc, Il consiglio o meglio il precetto è questo:
    SE LA TUA MANO TI è DI SCANDALO TAGLIALA, IL IL TUO OCCHIO TI è DI SCANDALO, CAVALO.
    Un Giudice non è che un membro, una parte di un corpo, quello della Magistratura, se è di scandalo deve essere giudicato ed a mio avviso, più severamente degli altri cittadini dato il suo ruolo di Giudice.
    Maria Luisa

  2. considerati i numerosi casi di giudici e curatori coinvolti in assegnazioni di immobili a trattativa privata ed altri fatti emersi in questi anni, mi sorprende che nessun impiegato delle cancellerie sia stato coinvolto, specie nel non dare informazioni sulle vendite oppure nel dare o non dare informazioni relative alle aste!!! E cosa dire sulle scelte e sui curriculum dei curatori!!!

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