DEI GIUDICI E DELLE PENE: CORRUZIONE NEL TRIBUNALE FALLIMENTARE

A processo per calunnia il giudice Schettini

In Chiara Schettini, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati on aprile 12, 2016 at 8:45 am

Il magistrato è già stata arrestata con l’accusa di peculato e corruzione ed attende l’udienza preliminare

Tra i corridoi del tribunale fallimentare della capitale, i più informati dicono che il giudice Chiara Schettini “faceva il bello e cattivo tempo”. Ma il caso del primo magistrato donna arrestato perché accusata di peculato e corruzione deve ancora passare al vaglio del giudice per le indagini preliminari. Sul suo conto pende solo una richiesta di rinvio a giudizio. E mentre la donna si prepara ad affrontare l’udienza, ieri è stata rinviata a giudizio perché accusata di calunnia. Perché – recita il capo d’imputazione – nel corso dell’udienza avanti la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (…) nei confronti della dottoressa Chiara Schettini, giudice del Tribunale di Roma, in relazione alla procedura fallimentare della società FANNI 2000 s.r.l., dichiarando falsamente che l’avvocato (….), patrocinatore della società fallita, era presente alle riunioni che hanno determinato l’accordo transattivo tra la curatela, a ciò autorizzata dal G.D., e la società creditrice ZETA 2000 S.r.l. e che lo stesso era favorevole a tale soluzione, incolpavano l’avvocato medesimo, pur sapendolo innocente”. L’avvocato che assiste la vittima, il professor Luca Rippoli afferma: “Poche volte noi avvocati penalisti ci sentiamo onorati di rappresentare taluni clienti. Oggi io lo so stato, poiché il collega mio assistito ha dato dimostrazione di rettitudine e tenacia, resistendo alle invettive subite. Sono soddisfatto del risultato. Durante il dibattimento avremo modo di dimostrare la calunniosita’ delle false accuse, al fine di ottenere una giusta pena e un equo risarcimento per il mio assistito, un avvocato che ha visto il suo buon nome infangato dalla dottoressa Schettini”.

Andrea Ossino

Link all’articolo de iltempo.it

Roma, “fallimenti illegali per intascare denaro” a processo giudice Schettini

In cala viola, calaviola, caso sannino, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Letizia Proietti, natura park, orosei, playa esmeralda on aprile 12, 2016 at 8:43 am

Avrebbe agito con l’aiuto di di alcuni curatori fallimentari. Le accuse sono di peculato, falso, corruzione e minacce

di FRANCESCO SALVATORE

Dall’alto del suo scranno, e con l’aiuto di una cricca di curatori fallimentari, commercialisti e avvocati, ha messo mano ad almeno quattro procedure fallimentari illegalmente, al fine di appropriarsi indebitamente del denaro con cui pagare i debitori. Il giudice della sezione fallimentare del tribunale di Roma Chiara Schettini è stata rinviata a giudizio dal gup del tribunale di Perugia. Le accuse contestate nei suoi confronti sono peculato, falso, corruzione e minacce.

Il magistrato si sarebbe spartita con gli altri professionisti almeno 5 milioni e mezzo di euro, provenienti da 4 procedure in fase di liquidazione, di cui lei era giudice delegato. In altri due casi, invece, avrebbe solamente tentato di accaparrarsi le somme di denaro dai fallimenti ma non ci sarebbe riuscita per incapienza del passivo fallimentare. Insieme con la Schettini il gup ha disposto il processo per altre sedici persone, fra cui il curatore fallimentare Federico Di Lauro, da cui la donna avrebbe ricevuto come ricompensa per la nomina a curatore fallimentare in un procedimento “un televisore al plasma, un impianto hi-fi e il mensile della palestra”.

Quattro i fallimenti depauperati dalla Schettini e soci: Pasqualini spa, per circa 3 milioni di euro, Domitia
Hospital srl, per 770mila euro, Tecnoconsult, per oltre un milione di euro e Impresa Molinari, per oltre 860mila euro. Il meccanismo utilizzato era più o meno sempre lo stesso: il giudice nominava curatori fallimentari infedeli e, con l’aiuto di avvocati che redigevano atti falsi di insinuazione al passivo, in molti casi di persone per lo più inesistenti, e di consulenti che redigevano perizie compiacenti, riusciva a creare crediti fittizi che poi venivano riscossi e spartiti.

Link all’articolo su Repubblica.it

A history of violence

In calaviola, caso sannino, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati on febbraio 20, 2014 at 9:28 am

La corruzione, in magistratura è a livelli raccapriccianti, “E’ prassi dividere il compenso con il magistrato. Tre su quattro sono corrotti” confessa Chiara Schettini (nomen omen) impiegata statale con la qualifica di giudice presso il Tribunale dei Fallimenti di Roma, anzi ex, visto che le hanno messo le manette ai polsi e poi sbattuta in galera con gravissime accuse di corruzione e peculato. Ricostruiamo quello che la stampa di regime non osa nemmeno sfiorare.
“SONO PIU’ MAFIOSA DEI MAFIOSI” DICE SPAVALDAMENTE IL GIUDICE DI ROMA
La gente normale, quella che lavora per guadagnare e consegnare il bottino allo Stato vampiro, lo sa molto bene: se si può, meglio non fare causa! Si perde tempo, si perdono soldi e non si sa se ti andrà bene. E, stando a quanto sta emergendo da una prodigiosa inchiesta di cui prima o poi anche la stampa di regime sarà costretta a parlare, l’impressione poggia su basi solidissime. E sarebbe bene prendere le distanze da certa gente… più pericolosa dei delinquenti veri.
In una elaborazione di un articolo de Il Fatto Quotidiano del 31 Dicembre 2013 apparsa l’1 Gennaio 2014 sul sito malagiustiziainitalia.it, si parla di “Perizie affidate a consulenti dall’ampio potere discrezionale e dai compensi stratosferici, mazzette spartite anche con i giudici. Un crocevia affaristico in cui è coinvolto il vertice dell’ufficio [quello di Roma]”, in riferimento alla vicenda che ha visto coinvolta Chiara Schettini di cui abbiamo appena accennato. La stessa Schettini, chiama in causa (è il caso di dire) anche la magistratura umbra, passivamente prona ai desiderata di quella romana: insabbiare gli esposti, far finta di nulla ed attendere che trascorrano i tempi era l’ordine da eseguire. Sotto interrogatorio, la Schettini ha confessato al giudice (onesto e che ringraziamo a nome di tutti i lettori e le lettrici di signoraggio.it): “Si entrava in camera di consiglio e si diceva questo si fa fallire e questo no”. Chi si esprime così non è un temibile boss della mala ma è sempre lei, il veramente temibile giudice Schettini, lei sì appartenente al ramo pulito del potere, proprio quello!!! Nella sua crassa arroganza venata di ottusa prosaicità, ella ricorreva sovente ad uscite agghiaccianti, sfornando un gergo truce da gangster matricolato. Intercettata telefonicamente mentre parlava col curatore fallimentare Federico Di Lauro (anche lui in galera) minacciava di farla pagare al suo ex compagno: “Guarda, gli ho detto, sono più mafiosa dei mafiosi, ci metto niente a telefonare ai calabresi che prendono il treno, te danno una corcata de botte e se ne vanno” (da Il Fatto, 8 Luglio 2013, R. Di Giovacchino). Non finisce qui. Sempre questo giudice donna, in un’altra intercettazione che ha lasciato di stucco gli inquirenti che l’hanno più e più volte riascoltato il nastro, parlando con un ignoto interlocutore, minacciava il “povero” Di Lauro in questi termini: “Io a Di Lauro l’avrei investito con la macchina… Lui lavorava con la banda della Magliana”. Ciliegina sulla torta: parlando al telefono con un perito del Tribunale, riferendosi all’insistenza di un Avvocato che non aveva intenzione di piegarsi supinamente al comportamento della Schettini, commentava: “Il suo amico Massimo [l’Avvocato insistente Ndr.] ha chiesto la riapertura di due procedimenti (Costa Blu e Fallimento Chiumiento NDR) .

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