DEI GIUDICI E DELLE PENE: CORRUZIONE NEL TRIBUNALE FALLIMENTARE

A history of violence

In calaviola, caso sannino, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati on febbraio 20, 2014 at 9:28 am

La corruzione, in magistratura è a livelli raccapriccianti, “E’ prassi dividere il compenso con il magistrato. Tre su quattro sono corrotti” confessa Chiara Schettini (nomen omen) impiegata statale con la qualifica di giudice presso il Tribunale dei Fallimenti di Roma, anzi ex, visto che le hanno messo le manette ai polsi e poi sbattuta in galera con gravissime accuse di corruzione e peculato. Ricostruiamo quello che la stampa di regime non osa nemmeno sfiorare.
“SONO PIU’ MAFIOSA DEI MAFIOSI” DICE SPAVALDAMENTE IL GIUDICE DI ROMA
La gente normale, quella che lavora per guadagnare e consegnare il bottino allo Stato vampiro, lo sa molto bene: se si può, meglio non fare causa! Si perde tempo, si perdono soldi e non si sa se ti andrà bene. E, stando a quanto sta emergendo da una prodigiosa inchiesta di cui prima o poi anche la stampa di regime sarà costretta a parlare, l’impressione poggia su basi solidissime. E sarebbe bene prendere le distanze da certa gente… più pericolosa dei delinquenti veri.
In una elaborazione di un articolo de Il Fatto Quotidiano del 31 Dicembre 2013 apparsa l’1 Gennaio 2014 sul sito malagiustiziainitalia.it, si parla di “Perizie affidate a consulenti dall’ampio potere discrezionale e dai compensi stratosferici, mazzette spartite anche con i giudici. Un crocevia affaristico in cui è coinvolto il vertice dell’ufficio [quello di Roma]”, in riferimento alla vicenda che ha visto coinvolta Chiara Schettini di cui abbiamo appena accennato. La stessa Schettini, chiama in causa (è il caso di dire) anche la magistratura umbra, passivamente prona ai desiderata di quella romana: insabbiare gli esposti, far finta di nulla ed attendere che trascorrano i tempi era l’ordine da eseguire. Sotto interrogatorio, la Schettini ha confessato al giudice (onesto e che ringraziamo a nome di tutti i lettori e le lettrici di signoraggio.it): “Si entrava in camera di consiglio e si diceva questo si fa fallire e questo no”. Chi si esprime così non è un temibile boss della mala ma è sempre lei, il veramente temibile giudice Schettini, lei sì appartenente al ramo pulito del potere, proprio quello!!! Nella sua crassa arroganza venata di ottusa prosaicità, ella ricorreva sovente ad uscite agghiaccianti, sfornando un gergo truce da gangster matricolato. Intercettata telefonicamente mentre parlava col curatore fallimentare Federico Di Lauro (anche lui in galera) minacciava di farla pagare al suo ex compagno: “Guarda, gli ho detto, sono più mafiosa dei mafiosi, ci metto niente a telefonare ai calabresi che prendono il treno, te danno una corcata de botte e se ne vanno” (da Il Fatto, 8 Luglio 2013, R. Di Giovacchino). Non finisce qui. Sempre questo giudice donna, in un’altra intercettazione che ha lasciato di stucco gli inquirenti che l’hanno più e più volte riascoltato il nastro, parlando con un ignoto interlocutore, minacciava il “povero” Di Lauro in questi termini: “Io a Di Lauro l’avrei investito con la macchina… Lui lavorava con la banda della Magliana”. Ciliegina sulla torta: parlando al telefono con un perito del Tribunale, riferendosi all’insistenza di un Avvocato che non aveva intenzione di piegarsi supinamente al comportamento della Schettini, commentava: “Il suo amico Massimo [l’Avvocato insistente Ndr.] ha chiesto la riapertura di due procedimenti (Costa Blu e Fallimento Chiumiento NDR) . Una rottura senza limiti. Gli dica di non insistere perché non domani, né dopo domani ma fra 10 anni io lo ammazzo”. Alla faccia della magistratura a cui tocca attenersi! Alla faccia delle parole del magistrato “che c’azzecckkhhA” Di Pietro colui il quale, dopo il salto della scimmia ci ha assillato ripetendo come un disco scassato che dobbiamo “affidarci alla magistratura”! come no! Si accomodi lei Di Pietro, prima di noi (senza balbettare come le accadde quando se la vide bruttina a Milano).
Nell’articolo della Di Giovacchino leggiamo inoltre: “L’amico Massimo è in realtà l’avvocato Vita. Mai ricevuto minacce? “Non da Grisolia, però mi hanno telefonato persone con accento calabrese, consigli…”. Messaggi? “Mi dicevano lasci perdere la vecchietta…” La “vecchietta” è Diana Ottini, un tipo tosto, La giudice le consegnò 500 mila euro stipulando una promessa di vendita posticipata di 10 anni, affinché acquistasse la sua casa dal Comune. Ma venuto il momento lei la casa se l’è tenuta e il Tribunale le ha dato ragione. Non è andata altrettanto bene a Francesca Chiumento, altra cliente dell’avvocato Vita, che da anni si batte per riconquistare il “suo” attico in via Germanico: 170 metri quadri, terrazza su tre livelli, che il padre aveva acquistato dagli eredi di Aldo Fabrizi. La casa finì all’asta, nei salotti romani si parla ancora della polizia arrivata con le camionette. Anche quell’asta porta la firma della Schettini: la famiglia Chiumento era pronta a pagare, a spuntarla fu un medico del Bambin Gesù che offrì 50 mila euro di meno. L’appartamento di via Germanico alla fine fu rivenduto per 1 milione e 800 mila euro a una coppia importante. Lei figlia di un costruttore, che ha tirato su villaggi turistici tra Terracina e Sperlonga, lui avvocato della banca che aveva offerto il mutuo ai legittimi proprietari” [Il Fatto Ibid.].
E pensare che questa sguaiata stipendiata statale ha campato una vita sulle spalle di noi contribuenti ed ha potuto nascondere le sue malefatte per anni dietro la protezione del ruolo affidatole dallo Stato e di persone della sua medesima risma. Tutti suoi colleghi e colleghe. Allucinante. Semplicemente allucinante. Solamente dopo essersi impaurita a causa dei giorni trascorsi in prigione, ha confessato che il suo ex compagno “Trafficava anche con il direttore di una filiale di Unicredit su 900 mila euro gliene dava 200 mila” come stecca [malagiustizia. Ibid.]. L’organizzazione funzionava a gonfie vele, il timore di essere scoperti non li sfiorava nemmeno: ‘Non ti preoccupare [la rincuorava il compagno, quello della stecca all’Unicredit] sarà rimesso tutto perfettamente”.
Suscita la ripugnanza leggere la storia di questa squallida persona la quale, nel frattempo, con lo stipendio da funzionario statale è riuscita ad accumulare un patrimonio di quasi 5 milioni di euro (quasi 10 miliardi di Lire) oltre ad attici a Parigi e Miami, ville a Fregene, un rifugio a Madonna di Campiglio… A proposito: il figlio della carcerata si è rivelato meno sveglio della mamma ma comunque fatto della medesima pasta! Infatti, mentre alla madre venivano serrati i polsi con le manette, lui riceveva l’sms in cui la madre stessa gli ordinava di fare “quello che sa” (Il Fatto, ibid.). Si avete proprio capito bene. Il figlio diciottenne, evidentemente al corrente delle attività della madre (e del padre) ed istruito a dovere su come agire in caso di necessità, si è prontamente attivato rendendosi complice della vicenda facendo sparire la valigetta col contante, frutto di una delle corruzioni cui la madre era avvezza. Solo che le sue limitate capacità hanno consentito, a chi ha effettuato la perquisizione, di ritrovare tutto all’istante.
Ed il Consiglio Superiore della Magistratura dormiva in questi anni? Certo che no! Provvedeva, come fa spessissimo, a trasferirla presso la procura di l’Aquila per ragioni di incompatibilità ambientale. Non sarebbe male saperne di più su questa scelta curiosa.
Che questa sia una vicenda riguardante un pugno di magistrati e non tutti i componenti della magistratura è lapalissiano, scontato ed evidente. E CI MANCHEREBBE ALTRO! Ma sappiate che il punto della questione non è arrivare a pronunciare frasi vuote quanto idiote del genere “Sono tutti uguali. Tra cani non si mordono…” qui c’è solo da fare una cosa: il POPOLO deve riconoscere il proprio ruolo di SOVRANO! E poi, non resta che risalire alla fonte del problema e, per farlo, NOI uomini e donne della cosiddetta “società civile” abbiamo il dovere di emanciparci. Se c’intendessimo (mi ci metto dentro anch’io – sebbene non sia un tifoso) di finanza e Stato come di calcio e cucina, con l’aiuto dei nostri veri angeli custodi seri (ed in magistratura ce ne sono eccome), il nostro futuro sarebbe radioso. Ripartire da un punto fermo è cogente. Tale punto risiede nella battaglia “persa contro la magistratura che è stata perduta quando abbiamo abrogato l’immunità parlamentare, che esistono in tutto il Mondo, ovvero quando Mastella, da me avvertito, si è abbassato il pantalone ed ha scritto sotto dittatura di quell’associazione sovversiva e di stampo che è l’Associazione Nazionale Magistrati” – F. Cossiga, Di Pietro… Ibid.

da un Articolo di: Andrea Signini

http://www.rinascita.eu/?action=news&id=22945

 

TG LA 7 la cupola alla Fallimentare di Roma

In cala viola, caso sannino, Chiara Schettini, corruzione, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Frasca Daniela, Letizia Proietti, Luigi Braito, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri, natura park, orosei, playa esmeralda on dicembre 30, 2013 at 9:15 pm

Un bel servizio sul Giudice Chiara Schettini, più mafiosa dei mafiosi (parole sue), con gli amici calabri che ti vengono a casa a massacrare di botte se non fai quello che dice.

http://tg.la7.it/cronaca/video-i785826?pmk=tgla7

Finalmente la verità sta venendo a galla, ma bisogna ricordare che tutto questo oggi avviene grazie a due grandi donne che  tra il 2006 e il 2007 per prime  hanno avuto il coraggio di denunciare le malefatte di questo giudice con le pezze al culo, Francesca Chiumiento e Antonina Costa.

E’ grazie a loro che vennero per la prima volta avviate delle indagini serie su questa associazione per delinquere anche se poi a causa, secondo noi,  di forti pressioni politico-istituzionali il tutto venne, inizialmente, insabbiato e  archiviato miserrimamente.

Poi altre denunce e querele importanti che puntavano il dito contro le malefatte di questo sacco di merda dalle sembianze umane col titolo di Giudice (chiara schettini ndr),  ed ecco che pian piano emerge la verità con dovizia di particolari a dir poco squallidi e grotteschi.

Ma alcune cose ci rammaricano ancora, la prima è la prematura perdita della Sig.ra Costa e del fratello e della mamma di Francesca Chiumiento, che a  causa di malattie causate certamente dal forte stato di stress che sono stati costretti a sopportare  hanno perduto la salute e la vita. La seconda è la lentezza della giustizia in Italia: per vedere la fine di tutti procedimenti penali contro la Schettini ci vorranno verosimilmente anni se non decenni, con tutte le conseguenze che questo comporterà in termini di prescrizione. La terza è il constatare che ci sono voluti ben 8 anni, dalla prima denuncia, perchè la magistratura arrivasse a capire quello che queste persone stavano facendo.

Buon anno a tutti.

Corruzione, giudice fallimentare Roma arrestato: l’inchiesta si allarga

In Chiara Schettini, Fallimentare di Roma, Fallimenti aziende sane, fallimenti pilotati, Massimo Ottaviano Ovidio Grisolia, Massimo Silvestri on luglio 10, 2013 at 12:57 pm

l Riesame ha negato i domiciliari a Chiara Schettini. L’indagine sulla cricca della Fallimentare, sezione del tribunale che a Roma che come in ogni città è il crocevia giudiziario degli affari sporchi, prosegue su altri nomi

di Rita Di Giovacchino

La giudice Chiara Schettini, accusata di corruzione e peculato, è in carcere a Perugia da oltre 15 giorni. Per otto ore di fila ha accusato i colleghi, ma il Riesame le ha negato i domiciliari. L’unico risultato è che si è allargata l’inchiesta sulla cricca della Fallimentare, sezione del tribunale che a Roma, come in ogni città, è il crocevia giudiziario degli affari sporchi. Una cricca specializzata in sentenze pilotate, aste vinte da persone “giuste”, agganci per dirottare i soldi su conti correnti in Svizzera e a Cipro o acquistare case in ogni parte del mondo. Per l’esattezza quelle riconducibili a Schettini sono otto a Roma, una sui tetti di Parigi, un’altra a Miami, per non dimenticare la villa a Fregene e il rifugio a Madonna di Campiglio. Un patrimonio che va al di là dei 4 milioni e 800 mila euro contestati nell’ordinanza di arresto. Schettini è bionda, elegante, aggressiva, Gli investigatori del Gico, che hanno ascoltato per ore questa signora educata nelle migliore scuole dei Parioli, sono rimasti choccati “dal linguaggio rozzo e scurrile”, dai toni minacciosi: “Guarda, gli ho detto, sono più mafiosa dei mafiosi, ci metto niente a telefonare ai calabresi che prendono il treno, te danno una corcata de botte e se ne vanno”. Dall’altra parte del filo c’è Federico Di Lauro, curatore fallimentare finito in carcere con la bella moglie cinese, il minacciato è invece Piercarlo Rossi, padre del suo secondo figlio, con il quale è ormai in rotta. Anche con il primo, 18 anni, non si sarebbe posta troppi scrupoli. Al momento dell’arresto con un sms gli ordina di far sparire “quello che sa”. Il ragazzo esegue, ma la borsa con 35 mila euro in contanti viene ritrovata.

Erano anni che la procura di Perugia raccoglieva denunce. “Io non ho messo in tasca una lira, c’erano altri sopra di me”, si è difesa con il gip Brutti. Il tappo è saltato e non sarà solo lei a pagare. Vanta sangue calabrese nelle vene: il padre Italo, nel 1979, fu ucciso dalle Br davanti ai suoi occhi. Un anno fa il Csm l’aveva trasferita all’Aquila, per incompatibilità ambientale.

Attorno a lei nuotano pesci grandi e pesci piccoli. Massimo Grisolia, perito in cattive acque, ne è fulgido esempio. Con un fax gli chiese di restituire 15 mila euro, ma avvertì: “Potrei soprassedere ai soldi, ma caro professore mi deve togliere dalle palle il suo amico Massimo… ha chiesto la riapertura di due procedimenti, una rottura senza limiti. gli dica di non insistere perché non domani, né dopo domani ma fra 10 anni io lo ammazzo”. L’amico Massimo è in realtà l’avvocato Vita. Mai ricevuto minacce? “Non da Grisolia, però mi hanno telefonato persone con accento calabrese, consigli…”. Messaggi? “Mi dicevano lasci perdere la vecchietta…” La “vecchietta” è Diana Ottini, un tipo tosto, La giudice le consegnò 500 mila euro stipulando una promessa di vendita posticipata di 10 ann, affinché acquistasse la sua casa dal Comune. Ma venuto il momento lei la casa se l’è tenuta e il Tribunale le ha dato ragione. Non è andata altrettanto bene a Francesca Chiumento, altra cliente dell’avvocato Vita, che da anni si batte per riconquistare il “suo” attico in via Germanico: 170 metri quadri, terrazza su tre livelli, che il padre aveva acquistato dagli eredi di Aldo Fabrizi. La casa finì all’asta, nei salotti romani si parla ancora della polizia arrivata con le camionette. Anche quell’asta porta la firma della Schettini: la famiglia Chiumento era pronta a pagare, a spuntarla fu un medico del Bambin Gesù che offrì 50 mila euro di meno. L’appartamento di via Germanico alla fine fu rivenduto per 1 milione e 800 mila euro a una coppia importante. Lei figlia di un costruttore, che ha tirato su villaggi turistici tra Terracina e Sperlonga, lui avvocato della banca che aveva offerto il mutuo ai legittimi proprietari.

Ed è qui che entra in scena Grisolia, il pesce piccolo. Un anno prima dell’asta, il curatore fallimentare affittò una stanza nello studio dell’avvocato Chiumento, fratello di Francesca: spiava e riferiva. Cosa strana, due giorni prima dell’arresto, la giudice ha chiesto un incontro all’avvocato Vita. Niente minacce stavolta, ma una strana confessione: “Sa, mi dispiace per la sua cliente, io davvero non c’entravo, chi ha prelevato il debito era amico del presidente Severini”. Dice soltanto: “Ero una pedina”.

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